Autismo e solitudine: perché ci si può sentire soli anche desiderando relazioni

Essere soli e sentirsi soli non sono la stessa cosa.

Una persona può scegliere di trascorrere molto tempo da sola e stare bene. Può avere bisogno di silenzio, tranquillità e pochi rapporti sociali senza vivere questa condizione come un problema.

La solitudine, invece, può comparire quando esiste una distanza tra le relazioni che una persona desidera e quelle che riesce effettivamente a costruire.

Nel caso dell’autismo questa distinzione è particolarmente importante.

Una persona autistica può avere bisogno di stare da sola dopo una giornata intensa e, contemporaneamente, desiderare profondamente amicizia, affetto, comprensione e appartenenza.

Per comprendere meglio lo spettro autistico è possibile partire da questo approfondimento:

https://oltrelospettro.it/2026/02/24/cose-lautismo-significato-caratteristiche-e-falsi-miti-da-superare/


Solitudine e isolamento sociale: qual è la differenza?

Quando si parla di autismo e solitudine, è importante distinguere due concetti.

L’isolamento sociale riguarda soprattutto la quantità e la frequenza dei contatti con altre persone.

La solitudine, invece, è un’esperienza soggettiva.

Una persona può avere molti conoscenti, frequentare una scuola o un luogo di lavoro e sentirsi comunque profondamente sola.

Al contrario, una persona può avere pochi rapporti sociali e sentirsi perfettamente soddisfatta della propria vita.

Per questo non è sufficiente osservare quante persone fanno parte della vita di qualcuno.

La domanda più importante è:

“Come vive quella persona le proprie relazioni?”


Una persona autistica può desiderare amicizia?

Sì.

Uno degli stereotipi più diffusi sull’autismo è che le persone autistiche non siano interessate alle relazioni.

La realtà è molto più complessa.

Una persona autistica può desiderare:

  • amicizie profonde;
  • una relazione sentimentale;
  • una famiglia;
  • rapporti con i coetanei;
  • qualcuno con cui condividere interessi;
  • una persona con cui parlare;
  • sentirsi parte di un gruppo.

In alcuni casi la difficoltà non riguarda il desiderio di relazione, ma il modo in cui la relazione viene costruita.

Sul tema dell’amicizia abbiamo già approfondito:

https://oltrelospettro.it/2026/07/09/autismo-e-amicizia-come-nascono-e-si-coltivano-le-relazioni-di-amicizia/


Perché fare amicizia può essere difficile?

Costruire un’amicizia richiede numerose abilità contemporaneamente.

Bisogna iniziare una conversazione, capire quando intervenire, interpretare segnali sociali, trovare interessi comuni, comprendere alcune regole non scritte e mantenere il rapporto nel tempo.

Per alcune persone autistiche questi passaggi possono essere meno intuitivi.

Può essere difficile:

  • capire se qualcuno vuole diventare amico;
  • iniziare una conversazione;
  • comprendere ironia e sarcasmo;
  • interpretare gesti ed espressioni;
  • capire quando una conversazione dovrebbe terminare;
  • mantenere regolarmente i contatti;
  • organizzare un incontro.

Queste difficoltà non significano necessariamente mancanza di interesse.

Possono semplicemente indicare un modo diverso di elaborare le informazioni sociali.

Un approfondimento utile è:

https://oltrelospettro.it/2026/07/13/autismo-e-comunicazione-non-verbale-comprendere-gesti-sguardi-ed-espressioni/


Sentirsi diversi può aumentare la solitudine

La sensazione di essere diversi dagli altri può accompagnare molte esperienze sociali.

Una persona può trovarsi in mezzo agli altri e pensare:

“Non capisco cosa dovrei dire.”

“Sembra che tutti sappiano come comportarsi tranne me.”

“Devo stare continuamente attento a quello che faccio.”

“Non posso essere completamente me stesso.”

Quando questa sensazione si ripete nel tempo, può diventare difficile sentirsi realmente parte di un gruppo.

E la solitudine può comparire anche quando fisicamente si è circondati da altre persone.


Il masking e la solitudine

Il masking consiste nell’utilizzare strategie per nascondere o compensare alcune caratteristiche autistiche e adattarsi alle aspettative sociali.

Può significare:

  • imitare il comportamento degli altri;
  • preparare mentalmente le conversazioni;
  • controllare gesti ed espressioni;
  • forzare determinati comportamenti sociali;
  • nascondere il disagio;
  • reprimere comportamenti spontanei.

Il masking può rendere una persona apparentemente molto integrata.

Ma essere accettati per una versione costruita di sé può rendere difficile sentirsi realmente conosciuti.

Per approfondire:

https://oltrelospettro.it/2026/05/16/masking-nellautismo/


Stare da soli può essere positivo

È importante non considerare automaticamente la solitudine come qualcosa di negativo.

Per alcune persone autistiche stare da sole rappresenta un modo per recuperare energie dopo una giornata impegnativa.

Rumori, conversazioni, stimoli sensoriali, cambiamenti e richieste sociali possono aumentare il carico mentale.

In questi casi il bisogno di tranquillità può essere una forma di autoregolazione.

Anche la sensibilità agli stimoli può influenzare il modo in cui una persona vive la socialità:

https://oltrelospettro.it/2026/04/21/sensibilita-sensoriale-nellautismo/

La persona non sta necessariamente rifiutando gli altri.

Potrebbe semplicemente avere bisogno di recuperare le energie necessarie per poter tornare alle proprie relazioni.

Autismo e solitudine

Quando la solitudine diventa sofferenza?

Il problema nasce quando una persona desidera avere relazioni ma non riesce a costruirle.

Può accadere quando:

  • non sa come conoscere nuove persone;
  • teme il giudizio;
  • ha vissuto esperienze di rifiuto;
  • si sente continuamente fuori posto;
  • evita le situazioni sociali per paura;
  • non riesce a mantenere i rapporti nel tempo.

In questi casi la solitudine può diventare dolorosa.

La domanda quindi non dovrebbe essere:

“Quanto tempo passa da solo?”

Ma:

“Sta bene quando è solo?”


Autismo e solitudine negli adulti

L’età adulta può rendere la solitudine particolarmente evidente.

Durante l’infanzia esistono contesti strutturati come scuola e attività organizzate.

In età adulta, invece, le occasioni di socializzazione possono diminuire.

Anche il lavoro, i cambiamenti di vita, i trasferimenti e le responsabilità possono modificare profondamente la rete sociale.

Per questo è importante parlare dell’autismo anche oltre l’infanzia:

https://oltrelospettro.it/2026/04/08/autismo-negli-adulti/

Per alcune persone, inoltre, la comprensione delle proprie difficoltà arriva soltanto molti anni dopo:

https://oltrelospettro.it/2026/06/07/diagnosi-tardiva-dellautismo/


Solitudine, ansia e paura delle relazioni

Una persona che ha avuto esperienze sociali negative può sviluppare una maggiore paura delle situazioni relazionali.

Può iniziare a evitare:

  • gruppi numerosi;
  • feste;
  • nuove conoscenze;
  • appuntamenti;
  • telefonate;
  • situazioni imprevedibili.

Questo può creare un circolo difficile:

paura → evitamento → meno occasioni sociali → maggiore solitudine → maggiore paura.

L’ansia è un altro tema importante nell’esperienza di molte persone autistiche:

https://oltrelospettro.it/2026/06/19/autismo-e-ansia/


Solitudine e burnout autistico

Quando il continuo adattamento alle aspettative sociali diventa troppo pesante, può verificarsi un forte esaurimento.

Il burnout autistico può comportare una significativa riduzione delle energie disponibili.

In questi periodi anche rispondere a un messaggio, parlare con qualcuno o uscire di casa può diventare difficile.

Il bisogno di stare soli può quindi aumentare temporaneamente.

Questo non significa necessariamente che la persona abbia smesso di desiderare relazioni.

Potrebbe semplicemente non avere le energie necessarie per sostenerle.

Approfondisci:

https://oltrelospettro.it/2026/05/25/burnout-autistico/


Gli interessi specifici possono diventare un ponte

Gli interessi specifici possono rappresentare una straordinaria occasione di connessione.

Condividere una passione permette di iniziare una relazione partendo da qualcosa che interessa realmente entrambe le persone.

Un gruppo dedicato a un hobby, un’attività strutturata o una comunità che condivide gli stessi interessi possono offrire occasioni sociali più naturali.

Per approfondire il tema:

https://oltrelospettro.it/2026/04/14/interessi-specifici-nellautismo/

Gli interessi specifici non sono quindi soltanto qualcosa da comprendere e rispettare.

Possono diventare ponti verso gli altri.


Non tutte le relazioni devono essere uguali

Avere molti amici.

Uscire frequentemente.

Rispondere immediatamente ai messaggi.

Partecipare a feste.

Frequentare grandi gruppi.

Non sono obblighi.

Una relazione può essere significativa anche se:

  • ci si vede raramente;
  • ci si scrive poco;
  • si condividono soltanto alcuni interessi;
  • si ha bisogno di molto spazio personale;
  • il rapporto è prevalentemente online.

La qualità di una relazione non si misura dalla sua frequenza.


Anche l’amore può essere vissuto in modo diverso

La solitudine non riguarda soltanto l’amicizia.

Può riguardare anche il desiderio di una relazione sentimentale.

Le persone autistiche possono desiderare amore, intimità e una relazione di coppia, pur vivendo la comunicazione e le dinamiche affettive in modo differente.

Abbiamo approfondito questo tema qui:

https://oltrelospettro.it/2026/06/13/autismo-e-amore/

Questo è importante perché elimina un altro stereotipo: essere autistici non significa essere incapaci di amare o di desiderare una relazione.


Come aiutare una persona autistica che si sente sola

Il primo passo è ascoltare senza imporre una soluzione.

Dire:

“Devi uscire di più.”

oppure:

“Devi farti degli amici.”

può aumentare il senso di inadeguatezza.

È molto più utile chiedere:

“Che tipo di relazione vorresti avere?”

Possono essere utili:

  • piccoli gruppi;
  • attività legate agli interessi personali;
  • ambienti prevedibili;
  • incontri individuali;
  • attività strutturate;
  • comunità online sicure;
  • persone che rispettano i tempi individuali.

Il supporto deve partire dalla persona, non da un modello prestabilito di socialità.


Quando chiedere aiuto

È importante prestare attenzione quando una persona:

  • dice di sentirsi profondamente sola;
  • desidera relazioni ma non riesce a costruirle;
  • evita sistematicamente ogni contatto per paura;
  • manifesta una sofferenza persistente;
  • perde interesse per attività che prima apprezzava;
  • presenta un significativo peggioramento del proprio benessere.

In questi casi può essere utile rivolgersi a un professionista esperto di autismo.

La solitudine vissuta con sofferenza non dovrebbe essere minimizzata.


Domande frequenti

Le persone autistiche preferiscono stare da sole?

Non necessariamente. Alcune persone autistiche hanno un forte bisogno di solitudine, mentre altre desiderano intensamente amicizie e relazioni.

Una persona autistica può sentirsi sola anche se ama stare da sola?

Sì. Stare soli per scelta e sentirsi soli sono esperienze differenti.

Perché una persona autistica può avere difficoltà a fare amicizia?

Possono incidere difficoltà nella comunicazione sociale, esperienze negative, ansia, incomprensioni e ambienti poco inclusivi.

Il masking può essere collegato alla solitudine?

Può contribuire alla fatica sociale e rendere più difficile sentirsi autenticamente compresi dagli altri.

Avere pochi amici significa essere isolati?

No. Il numero di amici non determina automaticamente il benessere di una persona.


Conclusione

La solitudine nell’autismo non ha una sola forma.

Può nascere dalla difficoltà nel costruire relazioni, dalle esperienze di rifiuto, dall’incomprensione, dall’ansia o dal continuo sforzo di adattarsi.

Ma può anche essere confusa con qualcosa di completamente diverso:

il bisogno legittimo di stare da soli e recuperare energie.

Per questo la domanda non dovrebbe essere:

“Perché sta sempre da solo?”

Dovremmo chiederci:

“Questa persona sta bene nella sua solitudine oppure vorrebbe avere qualcuno accanto?”

La differenza è fondamentale.

Rispettare il bisogno di stare soli significa inclusione.

Creare possibilità di relazione per chi desidera sentirsi parte di qualcosa significa inclusione altrettanto.

Non abbiamo tutti bisogno dello stesso numero di persone nella nostra vita.

Abbiamo però tutti bisogno di poter scegliere con chi, come e quando entrare in relazione con gli altri.

💙 Conoscere. Comprendere. Includere.

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