Autismo e alessitimia: quando è difficile riconoscere e descrivere le emozioni

“Come ti senti?”

Una domanda apparentemente semplice.

Eppure, per alcune persone può essere sorprendentemente difficile rispondere.

Non perché non provino emozioni.

Non perché siano indifferenti.

E nemmeno perché non abbiano sentimenti.

A volte il problema è un altro: riconoscere con precisione ciò che si sta provando e trovare le parole per descriverlo.

Questo fenomeno viene chiamato alessitimia.

L’alessitimia può riguardare la difficoltà nell’identificare e descrivere i propri stati emotivi. È importante però non confonderla con l’assenza di emozioni e soprattutto non considerarla una caratteristica presente in tutte le persone autistiche.

L’autismo è uno spettro estremamente variabile e anche il modo di vivere e comprendere le emozioni può essere molto diverso da persona a persona.


Che cos’è l’alessitimia?

Il termine alessitimia viene utilizzato per descrivere alcune difficoltà legate alla consapevolezza emotiva.

Una persona con caratteristiche alessitimiche può avere difficoltà a:

  • capire esattamente quale emozione sta provando;
  • distinguere emozioni simili;
  • descrivere verbalmente ciò che sente;
  • collegare una sensazione fisica a uno stato emotivo;
  • comprendere rapidamente perché si sente in un determinato modo.

Questo non significa necessariamente provare meno emozioni.

Una persona può essere molto coinvolta emotivamente e, allo stesso tempo, non riuscire a spiegare cosa sta succedendo dentro di sé.

Può quindi esistere una differenza tra provare un’emozione e riuscire a identificarla e comunicarla.


Alessitimia e autismo: sono la stessa cosa?

No.

Questo è uno dei punti più importanti da chiarire.

Autismo e alessitimia non sono sinonimi.

Una persona autistica può presentare caratteristiche alessitimiche, ma non tutte le persone autistiche le presentano.

Allo stesso modo, l’alessitimia può comparire anche al di fuori dell’autismo.

Per questo sarebbe sbagliato dire:

“Le persone autistiche non comprendono le proprie emozioni.”

È una generalizzazione.

È più corretto parlare di possibili difficoltà nella consapevolezza e nell’elaborazione emotiva, che possono essere presenti in alcune persone e non in altre.

Questa variabilità è coerente con il principio fondamentale dello spettro autistico: non esiste un unico modo di essere autistici.

Per una panoramica generale:

https://oltrelospettro.it/2026/02/24/cose-lautismo-significato-caratteristiche-e-falsi-miti-da-superare/


“So che sto male, ma non so perché”

Una delle esperienze che possono aiutare a comprendere l’alessitimia è questa:

sentire che qualcosa non va, senza riuscire a capire esattamente cosa.

Una persona potrebbe dire:

“Sono nervoso.”

Ma in realtà potrebbe essere:

  • triste;
  • preoccupata;
  • frustrata;
  • sopraffatta;
  • arrabbiata;
  • stanca;
  • in sovraccarico.

Il problema può quindi essere non l’assenza dell’emozione, ma la difficoltà nel dare un nome all’esperienza interna.

Questo può rendere più complicato anche spiegare agli altri ciò di cui si ha bisogno.


Il corpo può parlare prima delle parole

Le emozioni non sono soltanto esperienze psicologiche.

Sono accompagnate anche da modificazioni corporee.

Quando siamo agitati possiamo avere:

  • battito accelerato;
  • tensione muscolare;
  • sudorazione;
  • respirazione diversa;
  • sensazioni allo stomaco.

Quando siamo tristi possiamo avvertire stanchezza, peso corporeo o un cambiamento generale dell’energia.

Per alcune persone il primo segnale può quindi essere fisico, mentre il riconoscimento dell’emozione arriva successivamente.

Questo crea un collegamento importante con l’interocezione.

Oltre lo Spettro ha già approfondito il rapporto tra autismo e percezione dei segnali corporei:

https://oltrelospettro.it/2026/08/17/autismo-e-interocezione-quando-e-difficile-sentire-il-corpo/

Nell’articolo viene sottolineato anche che interocezione e alessitimia sono concetti differenti, sebbene possano essere collegati.


Alessitimia e interocezione non sono la stessa cosa

È facile confondere i due concetti.

L’interocezione riguarda la percezione e l’elaborazione dei segnali provenienti dall’interno del corpo.

L’alessitimia riguarda invece soprattutto la difficoltà nel riconoscere e descrivere gli stati emotivi.

Possono quindi verificarsi situazioni diverse.

Una persona potrebbe:

percepire bene il battito cardiaco → ma non capire perché sia accelerato.

Oppure:

riconoscere di essere agitata → ma non riuscire a spiegare cosa sta provocando quell’agitazione.

Oppure ancora:

sentire una forte tensione corporea → ma non riuscire a distinguere se si tratta di ansia, rabbia, paura o sovraccarico.

Per questo è importante non utilizzare i due termini come se fossero sinonimi.


Perché “Come ti senti?” può essere una domanda difficile

Immaginiamo una situazione quotidiana.

Una persona torna a casa dopo una giornata impegnativa.

Qualcuno le chiede:

“Come stai?”

La risposta potrebbe essere:

“Non lo so.”

Oppure:

“Bene.”

Anche se internamente qualcosa non va.

Potrebbe esserci:

  • stanchezza;
  • sovraccarico;
  • irritazione;
  • ansia;
  • bisogno di silenzio;
  • fame;
  • dolore;
  • difficoltà a elaborare ciò che è successo.

La domanda “Come ti senti?” richiede infatti diversi passaggi mentali:

percepire → distinguere → interpretare → dare un nome → comunicare.

Se uno di questi passaggi è difficile, rispondere può diventare complicato.


Quando le emozioni vengono espresse attraverso il comportamento

Se una persona non riesce a dire:

“Sono sopraffatto.”

potrebbe invece:

  • allontanarsi;
  • smettere di parlare;
  • irritarsi;
  • piangere;
  • chiedere di essere lasciata sola;
  • aumentare alcuni comportamenti ripetitivi;
  • cercare un ambiente più tranquillo.

Questo non significa che ogni comportamento abbia necessariamente un significato emotivo preciso.

Ma può essere utile considerare il comportamento come una possibile forma di comunicazione, senza interpretarlo automaticamente.

Prima di dire:

“Sta facendo i capricci.”

può essere più utile chiedersi:

“Che cosa potrebbe essere diventato difficile in questo momento?”


Alessitimia e regolazione emotiva

Riconoscere un’emozione è spesso il primo passo per poterla gestire.

Se una persona riesce a dire:

“Sono arrabbiato.”

può diventare più semplice cercare una strategia.

Se invece percepisce soltanto:

“Sto malissimo e non so perché.”

può essere più difficile capire cosa fare.

Per questo la consapevolezza emotiva può avere un ruolo importante nella regolazione delle emozioni.

Sul sito abbiamo già approfondito questo tema:

https://oltrelospettro.it/2026/07/08/autismo-e-regolazione-emotiva-comprendere-e-gestire-le-emozioni/

È però importante non confondere le due cose.

Difficoltà nel riconoscere un’emozione e difficoltà nel regolarla non sono necessariamente la stessa cosa.


Non tutte le persone autistiche hanno difficoltà con le emozioni

Questo punto merita particolare attenzione.

Esistono persone autistiche che possiedono una buona consapevolezza delle proprie emozioni.

Alcune possono essere molto attente ai propri stati interni e avere una notevole capacità di descrivere ciò che provano.

Altre possono avere difficoltà soprattutto in determinate situazioni.

Per esempio:

  • quando sono sotto pressione;
  • durante un sovraccarico;
  • quando devono rispondere rapidamente;
  • durante un conflitto;
  • quando provano emozioni molto intense.

Quindi non è corretto utilizzare l’alessitimia come spiegazione generale del modo in cui tutte le persone autistiche vivono le emozioni.


Quando l’emozione arriva tutta insieme

Una persona potrebbe non accorgersi gradualmente di essere sotto pressione.

Potrebbe continuare le proprie attività normalmente e poi raggiungere improvvisamente un punto di saturazione.

A quel punto l’emozione può apparire molto intensa.

Questo può essere particolarmente difficile se i segnali iniziali non sono stati riconosciuti.

Per esempio:

piccola tensione → maggiore irritazione → stanchezza → sovraccarico → forte reazione.

Imparare a riconoscere i primi segnali può aiutare alcune persone a intervenire prima che il livello di stress diventi troppo alto.


Emozioni e comunicazione con gli altri

La difficoltà nel descrivere ciò che si prova può influenzare anche le relazioni.

Un partner, un familiare o un amico potrebbe chiedere:

“Perché sei arrabbiato?”

E ricevere:

“Non lo so.”

Questo “non lo so” può essere interpretato erroneamente come:

  • disinteresse;
  • mancanza di fiducia;
  • rifiuto;
  • volontà di evitare il confronto.

In realtà potrebbe essere una risposta autentica.

La persona potrebbe davvero non sapere ancora cosa sta provando.

In questi casi può essere utile concedere tempo.

Anche la comunicazione non verbale può diventare importante nel comprendere ciò che una persona sta vivendo:

https://oltrelospettro.it/2026/07/13/autismo-e-comunicazione-non-verbale-comprendere-gesti-sguardi-ed-espressioni/


Il tempo può aiutare

Non tutte le persone riescono a rispondere immediatamente alla domanda:

“Cosa provi?”

A volte può essere più utile chiedere:

“Vuoi pensarci e dirmelo più tardi?”

Oppure:

“Preferisci scrivermelo?”

Dare un canale alternativo può ridurre la pressione.

Alcune persone riescono infatti a descrivere meglio le proprie emozioni:

  • scrivendo;
  • utilizzando immagini;
  • scegliendo tra alcune parole;
  • utilizzando una scala numerica;
  • dopo aver avuto tempo per riflettere.

Come aiutare a riconoscere le emozioni

Non esiste una strategia valida per tutti.

Tuttavia possono essere utili strumenti semplici.

Usare un vocabolario delle emozioni

Invece di fermarsi a:

bene / male

si possono introdurre gradualmente parole più specifiche:

  • tranquillo;
  • preoccupato;
  • frustrato;
  • deluso;
  • irritato;
  • confuso;
  • soddisfatto;
  • emozionato.

Collegare emozioni e sensazioni corporee

Per esempio:

cuore accelerato + tensione + pensieri preoccupanti → potrebbe esserci ansia.

Non come regola assoluta, ma come esercizio di consapevolezza.

Utilizzare scale di intensità

Una scala da 1 a 5 può aiutare a comunicare quanto è intensa un’emozione.

1 = lieve

5 = molto intensa

Usare supporti visivi

Immagini, simboli e schede possono essere utili soprattutto quando trovare le parole è difficile.


Scrivere può essere più facile che parlare

Per alcune persone, parlare immediatamente delle proprie emozioni può essere difficile.

Scrivere un messaggio può invece offrire più tempo per:

  • organizzare i pensieri;
  • scegliere le parole;
  • rileggere ciò che si è scritto;
  • correggere eventuali incomprensioni.

Questo non significa che la comunicazione scritta sia sempre migliore.

Significa semplicemente che il canale di comunicazione può influenzare la facilità con cui una persona riesce a esprimersi.


Alessitimia, ansia e sovraccarico

Ansia e sovraccarico possono rendere ancora più difficile comprendere ciò che sta accadendo internamente.

Quando il livello di attivazione è molto alto, potrebbe essere complicato fermarsi e analizzare con calma le proprie emozioni.

Per questo è spesso più utile cercare di comprendere l’esperienza prima, quando possibile, piuttosto che pretendere una spiegazione nel momento di massima difficoltà.

Sul rapporto tra autismo e ansia:

https://oltrelospettro.it/2026/06/19/autismo-e-ansia/

Autismo e alissitimia

Il masking può complicare il rapporto con le emozioni

Il masking richiede un continuo monitoraggio del proprio comportamento.

Una persona può passare molto tempo a chiedersi:

“Sto guardando abbastanza?”

“Sto parlando nel modo giusto?”

“Sto reagendo come gli altri?”

“Sto facendo qualcosa di strano?”

Quando gran parte dell’attenzione è rivolta all’adattamento sociale, può diventare più difficile concentrarsi su ciò che si sta realmente provando.

Il masking può inoltre rendere difficile mostrare agli altri il proprio stato emotivo.

Per approfondire:

https://oltrelospettro.it/2026/05/16/masking-nellautismo/


Alessitimia e relazioni

Comprendere le proprie emozioni può aiutare anche a spiegare agli altri ciò di cui si ha bisogno.

Per esempio:

“Sono arrabbiato perché…”

può diventare:

“Ho bisogno di stare un po’ da solo.”

oppure:

“Questa situazione mi sta sovraccaricando.”

oppure ancora:

“Non sono arrabbiato con te, ho solo bisogno di tempo.”

Quando invece l’emozione è difficile da identificare, la persona può ritirarsi senza riuscire a spiegare perché.

Questo può generare incomprensioni nelle amicizie e nelle relazioni sentimentali.

Per questo il tema si collega naturalmente anche al nostro approfondimento sull’amicizia:

https://oltrelospettro.it/2026/07/09/autismo-e-amicizia-come-nascono-e-si-coltivano-le-relazioni-di-amicizia/

e a quello sulla solitudine:

https://oltrelospettro.it/2026/08/18/autismo-e-solitudine-perche-ci-si-puo-sentire-soli/


Autostima e difficoltà nel comprendere le proprie emozioni

Quando una persona non riesce a spiegare ciò che prova, potrebbe arrivare a pensare:

“C’è qualcosa che non va in me.”

“Perché non riesco a capire cosa provo?”

“Perché gli altri sembrano sapere sempre come comportarsi?”

Questi pensieri possono influenzare l’autostima.

È importante invece comprendere che avere una modalità diversa di elaborare le emozioni non significa essere meno capaci o meno profondi.

Anche l’autostima merita quindi attenzione:

https://oltrelospettro.it/2026/06/28/autismo-e-autostima-come-costruire-fiducia-in-se-stessi-e-valorizzare-le-proprie-capacita/


Cosa non fare

Quando una persona non riesce a descrivere ciò che prova, alcune reazioni possono aumentare la difficoltà.

È meglio evitare frasi come:

“Devi sapere cosa provi.”

“È evidente che sei arrabbiato.”

“Se non sai spiegarti significa che non vuoi parlare.”

“Non hai motivo di sentirti così.”

“Calmati e dimmi cosa hai.”

Possono invece essere più utili:

“Prenditi il tempo che ti serve.”

“Se vuoi, possiamo provare a capire insieme.”

“Preferisci parlarne o scriverlo?”

“Vuoi che ti faccia qualche domanda?”

“Non devi trovare subito le parole.”

La differenza non è soltanto nelle parole.

È nel messaggio che trasmettiamo:

“Non devi dimostrare immediatamente quello che provi per essere creduto.”


Quando chiedere supporto professionale

L’alessitimia non è automaticamente un disturbo che richiede trattamento.

Tuttavia, se le difficoltà nel riconoscere o comunicare le emozioni provocano una sofferenza significativa, compromettono le relazioni o rendono difficile affrontare la vita quotidiana, può essere utile parlarne con un professionista.

Un professionista può aiutare la persona a:

  • riconoscere i segnali emotivi;
  • comprendere le sensazioni corporee;
  • ampliare il vocabolario emotivo;
  • individuare situazioni ricorrenti;
  • sviluppare strategie di comunicazione;
  • comprendere meglio i propri bisogni.

L’obiettivo non dovrebbe essere rendere la persona “più neurotipica”, ma aumentare la sua capacità di comprendere se stessa e comunicare ciò di cui ha bisogno.


Domande frequenti

Che cos’è l’alessitimia?

È un termine utilizzato per descrivere difficoltà nell’identificare e descrivere i propri stati emotivi.

Tutte le persone autistiche hanno alessitimia?

No. L’alessitimia non è presente in tutte le persone autistiche e non rappresenta una caratteristica universale dell’autismo.

Alessitimia significa non provare emozioni?

No. Una persona può provare emozioni molto intense e avere comunque difficoltà a identificarle o descriverle.

Alessitimia e interocezione sono la stessa cosa?

No. L’interocezione riguarda principalmente la percezione dei segnali corporei interni, mentre l’alessitimia riguarda soprattutto l’identificazione e la descrizione degli stati emotivi.

Perché una persona può dire “non lo so” quando le chiediamo come si sente?

Potrebbe realmente non riuscire ancora a identificare o descrivere ciò che sta provando. Può essere utile darle tempo e non costringerla a rispondere immediatamente.

Scrivere può aiutare?

Per alcune persone sì. La comunicazione scritta può offrire più tempo per elaborare pensieri ed emozioni e scegliere le parole.

L’alessitimia può influenzare le relazioni?

Può rendere più difficile spiegare i propri bisogni e comprendere ciò che sta accadendo emotivamente, favorendo incomprensioni. Ma l’esperienza varia molto da persona a persona.


Conclusione

Dire:

“Non so cosa provo.”

non significa necessariamente “non provo niente.”

A volte significa:

“Sento qualcosa, ma non riesco ancora a capire cosa sia.”

L’alessitimia ci ricorda che tra l’emozione e le parole esiste un percorso.

Prima possiamo sentire qualcosa nel corpo.

Poi possiamo percepire un cambiamento.

Successivamente possiamo cercare di capire cosa sta succedendo.

E solo alla fine possiamo riuscire a trovare le parole.

Per alcune persone questo percorso può essere più complesso o richiedere più tempo.

Per questo, quando qualcuno non riesce a dirci immediatamente come si sente, possiamo fare una cosa molto semplice:

non sostituirci alla sua esperienza.

Possiamo aspettare.

Possiamo ascoltare.

Possiamo fare domande senza imporre risposte.

E possiamo ricordare che non riuscire a dare subito un nome a un’emozione non significa non provare quell’emozione.

💙 Conoscere. Comprendere. Includere.

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